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| Siti Archeologici |
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Dal 1977 Ruvo del Monte è annoverato fra i numerosi siti arcaici conosciuti nell’area del Vulture-Melfese, a seguito degli scavi da parte della Soprintendenza Archeologica della Basilicata. Le vicende del territorio sono collegate con quelle dell’Italia antica, giacchè le popolazioni indigene del VII-V secolo a.C. insediate a Ruvo del Monte, non erano chiuse nella loro pratica abituale dell’agricoltura e della pastorizia, ma trattavano e mercanteggiavano con i Greci delle colonie ioniche, gli Etruschi della Campania e le genti della Daunia e della Peucezia. Con i vari interventi, dal 1977 al 1989, è stato raggiunto l’elevato numero di 160 tombe scavate con i relativi corredi funerari, alquanto ricchi di numerosi pezzi importati, quali il candelabro di bronzo di provenienza etrusca e vario materiale in ceramica. I corredi funerari degli scavi si trovano presso il Museo Archeologico Nazionale del Melfese nel castello federiciano di Melfi; l’antiquarium di Ruvo del Monte, aperto nell’anno 2000, accoglie la “collezione Gugliotta” ed i reperti esposti rappresentano una campionatura significativa dei rinvenimenti effettuati nella necropoli.
Il sito di Ruvo del Monte, fra l’avanzato V secolo a.C. e la prima metà del IV secolo a.C., è inserito nella comune vicenda storica dei siti indigeni del Melfese e del Potentino (Basilicata centro-settentrionale): va declinando il mondo arcaico sotto la pressione dei movimenti delle genti italiche di ceppo Osco-Sabellico, che cominciano a migrare: i Sanniti si attestano a nord e gli Irpini e i Lucani a sud, fra i monti, dove trovano le antiche genti Enotrie, variamente permeate di grecità, fra le quali quelle di Ruvo del Monte. Al pari degli altri siti subisce radicali trasformazioni rilevabili nel costume funerario e nel brusco interrompersi dell’utilizzo delle necropoli e nel saccheggio di cui sono state fatte oggetto non molto tempo dopo. Non si ha, comunque, l’abbandono del sito ma una trasformazione ed uno spostamento sulla stessa collina. Stanno per ora a dimostrarlo la ceramica a vernice nera con stampiglio di tipo campano e l’area abitata della seconda metà del IV secolo a.C., direttamente sovrapposta alla prima necropoli. Gli Irpini e i Lucani, pastori, agricoltori e guerrieri, laboriosi ma terribili contro i nemici, con forti sentimenti religiosi, nel IV secolo a.C. vengono a stanziarsi nella zona di Ruvo del Monte, arricchendo il costume con le loro semplici e frugali abitudini, ereditate dai loro antenati. Grazie alla vasta documentazione archeologica, è possibile studiare la specifica funzione assolta da Ruvo del Monte, nel periodo arcaico, come via interna di transito del commercio e come località interna di produzione della terracotta e della ceramica con proprie fabbriche e relativo mercato. La frequentazione del territorio di Ruvo nei secoli successivi è confermata dalla diffusa presenza di numerose tegole tombali e cocci di ceramica in varie località. L’antico cippo funerario di tarda epoca imperiale, con impressa una dedica in latino, testimonia la presenza della famiglia Flavia nel territorio di Ruvo; la sigla B.M. (Bene Merenti o Bonae Memoriae), a chiusura dell’epigrafe, allude alla meritorietà della vita e alla buona memoria dei defunti presso i cristiani, già presenti in loco.
Dell’antichità di Ruvo si ha menzione nei classici latini e molti eruditi ne hanno scritto; emerge, fra gli altri, il Cluverio, studioso delle antichità d’Italia, che, nella sua opera del 1624, identificò l’antica città sannitica denominata “Rufrium” in Tito Livio, “Rufra” in Virgilio e “Rufrae” in Silio Italico, con l’attuale sito di Ruvo del Monte, ritenuto dallo stesso scrittore città vescovile. Per la sua posizione di transito, Ruvo non scomparve mai del tutto; nel primo millennio, verosimilmente al tempo della presenza dei Bizantini e dei Longobardi nella zona, fu anche centro episcopale, come si evince anche da antiche carte geografiche dell’Italia meridionale e da arazzi custoditi nei Musei Vaticani, in cui i paesi con sede episcopale, attuale o antica, sono riprodotti con una crocetta accanto al nome della località: tra questi centri, così segnati, vi è anche Ruvo. Molte sono a Ruvo le testimonianze materiali e linguistiche del lungo dominio di Roma fino all’estrema decadenza dell’impero.
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